Coty / Gucci:
Design for All e interior retail design
per una nuova generazione di corner beauty

Il progetto sviluppato da Design for All Italia per Coty si colloca all’interno di un processo di accompagnamento strategico e valutativo finalizzato alla definizione del nuovo concept di interior design dei corner point Gucci Beauty, dedicati al comparto profumi e cosmetica. In questo quadro, Coty – quale soggetto internazionale attivo nello sviluppo, nella produzione e nella valorizzazione retail del settore beauty e fragrance – ha attivato un percorso di analisi e approfondimento volto a verificare in che misura il nuovo assetto spaziale potesse esprimere, insieme all’identità del brand, anche livelli più avanzati di accessibilità, inclusione e qualità d’uso.
L’intervento non si è configurato come semplice audit tecnico, ma come processo articolato di empowerment culturale, osservazione critica, comparazione in situ e costruzione di indirizzi meta-progettuali, capaci di orientare in modo concreto lo sviluppo degli arredi e dell’esperienza retail. L’approccio Design for All è stato assunto come struttura metodologica per leggere l’interazione tra spazio, luce, materiali, informazione, dispositivi espositivi e relazione con il personale, traducendo i dati raccolti in indicazioni operative utili al progetto.

Il lavoro è stato sviluppato per Coty, nell’ambito delle attività connesse all’evoluzione del concept retail di Gucci Beauty, con particolare riferimento ai corner point dedicati alla profumeria e alla cosmetica. Il focus non riguardava dunque un generico miglioramento dello stato di fatto, ma un momento più avanzato e strategico: verificare, accompagnare e orientare un nuovo progetto di arredo d’interni, mettendone alla prova la capacità di rispondere in modo più efficace alla pluralità dei profili d’utenza e delle condizioni d’uso.
In tale prospettiva, l’inclusione non è stata interpretata come correzione aggiuntiva o come tema meramente normativo, bensì come parametro di qualità progettuale capace di incidere sulla leggibilità dello spazio, sulla comfort experience, sulla customer journey e sulla coerenza complessiva tra linguaggio di marca ed esperienza concreta.
Le informazioni raccolte sono state successivamente analizzate e correlate, con l’obiettivo di stabilire una gerarchia di priorità progettuali. In questa fase, la capacità di interpretare e tradurre i dati in indicazioni operative si è rivelata importante per orientare le soluzioni meta-progettuali.

Per garantire coerenza analitica e comparabilità tra i diversi corner osservati, è stato sviluppato un form articolato in più sezioni, capace di esaminare l’intero percorso di visita: dalla pre-visita all’accesso, dall’orientamento alla permanenza, fino alla qualità dell’informazione, dei servizi e dell’interazione con il personale. La struttura del form riflette un’impostazione metodologica rigorosa, orientata a raccogliere dati affidabili, normalizzati e comparabili, ma anche a restituire elementi qualitativi necessari a comprendere la complessità dell’esperienza utente.
Lo strumento ha permesso di mettere in relazione accessibilità fisica, accessibilità sensoriale, autonomia informativa, percezione ambientale e qualità relazionale, rendendo leggibili non solo i singoli problemi, ma anche le loro interferenze reciproche all’interno del sistema retail.

Il progetto si è concluso con la definizione di un Playbook operativo, articolato in card progettuali dedicate a questioni decisive per il retail beauty contemporaneo: controllo del glare e delle superfici speculari, quote e raggiungibilità, configurazione delle postazioni trucco, wayfinding intra-building, leggibilità di etichette e micro-testi, gestione dell’overload sensoriale, safety inclusiva, storage invisibile e rapporto tra palette cromatica e leggibilità.
Questo impianto non prescrive uno stile, ma definisce un insieme di strategie meta-progettuali capaci di tradurre le evidenze raccolte in criteri adattabili, contestuali e scalabili. È precisamente in questo passaggio che il progetto assume pienamente il carattere di case history: non soltanto un’esperienza di consulenza, ma un dispositivo di conoscenza trasferibile, utile a orientare ulteriori sviluppi in contesti retail differenti.
Il lavoro sviluppato per Coty / Gucci mostra con chiarezza come il processo Design for All possa entrare in dialogo con il retail di alta gamma senza impoverirne il linguaggio, ma anzi rafforzandone qualità percettiva, comfort, leggibilità e precisione relazionale. In un settore in cui il valore del brand si gioca anche sulla finezza dell’esperienza, questo progetto dimostra che accessibilità e inclusione non costituiscono una deviazione dal concept, ma una sua possibile evoluzione in senso più maturo, più consapevole e più performante.