Musei Civici di Bologna:
Un grande sistema museale ripensato
attraverso il processo Design for All

Il lavoro eseguito da Design for All Italia per i Musei Civici di Bologna ha affrontato non un singolo istituto, ma un sistema museale esteso, eterogeneo e complesso, composto da sedi, collezioni, assetti spaziali e condizioni di accesso profondamente differenti. In questo quadro, l’approccio Design for All è stato applicato lungo l’intero processo: dalla formazione iniziale e dalla ricognizione critica dello stato di fatto, all’ascolto strutturato di utenti, operatori e stakeholder, fino all’elaborazione di soluzioni meta-progettuali, concept, linee guida e strumenti operativi per le trasformazioni future.
L’esito non coincide con un repertorio di soluzioni astratte né con un ricettario prescrittivo, ma con un impianto critico-operativo costruito per rendere l’innovazione inclusiva realmente praticabile dentro un ecosistema culturale vincolato e stratificato. Le Linee guida di progetto sono state concepite come strumento orientativo e processuale, mentre i piani elaborati secondo le direttive ministeriali per i luoghi della cultura traducono l’analisi in obiettivi, priorità, azioni progressive e dispositivi di monitoraggio. Ne deriva un case history di particolare rilevanza, nel quale l’accessibilità viene assunta non come adempimento settoriale, ma come leva culturale, organizzativa e progettuale per l’evoluzione dell’intero sistema museale.


• 12 sedi museali considerate entro un unico sistema civico, con caratteristiche spaziali, narrative e gestionali profondamente differenziate.
• 3 momenti formativi e di primo ascolto, attivati già nella fase iniziale per costruire un lessico comune, definire il perimetro d’azione e far emergere i primi macro-bisogni insieme a direzione, staff, dipendenti, collaboratori e volontari.
• +80 questionari anonimi raccolti tra operatori interni e collaboratori esterni/volontari, come supporto conoscitivo complementare alle attività partecipative in presenza.
• +10 workshop di Co-Design, costruiti per garantire equilibrio tra rappresentatività, approfondimento tematico e pluralità di prospettive.
• Oltre 150 partecipanti coinvolti nei workshop, tra personale museale, servizi educativi e ausiliari, associazioni, enti, studenti e realtà esterne.
• Oltre 400 necessità espresse raccolte, analizzate, messe in relazione e catalogate
• 6 aree tematiche e operative utilizzate come ossatura del confronto, dell’analisi e della successiva sintesi strategica.
• Una rete ampia e qualificata di stakeholder, comprendente soggetti istituzionali, associazioni per l’accessibilità e l’inclusione, gruppi esperienziali, realtà multiculturali e attori del territorio.
Questi numeri non descrivono soltanto l’estensione del lavoro svolto, ma documentano la costruzione di un processo di ascolto e di interpretazione particolarmente denso, nel quale la complessità del sistema museale è stata affrontata non per semplificazione, ma per progressiva strutturazione. La rilevanza di questo case history risiede anche qui: nell’aver trasformato una pluralità molto ampia di interlocutori, esigenze e condizioni operative in una base conoscitiva solida, argomentata e realmente utilizzabile.
Questo percorso assume particolare rilievo non solo per l’estensione del sistema coinvolto, ma per la sua capacità di trasformare una condizione di elevata complessità in un’occasione concreta di avanzamento culturale, organizzativo e metodologico. L’approccio Design for All ha reso possibile una lettura integrata dei bisogni, delle criticità e delle potenzialità dell’intero sistema museale, costruendo le condizioni per un’evoluzione progressiva, realistica e condivisa. Ciò che emerge non è dunque una somma di attività, ma una sequenza coerente di passaggi strategici, orientati a produrre strumenti realmente attivabili nel tempo.
Formazione e primo ascolto degli attori coinvolti
Il percorso si è aperto con tre momenti formativi, concepiti non come semplice trasferimento di contenuti, ma come prima attivazione del processo: allineamento culturale, definizione del lessico comune, ascolto dei soggetti coinvolti e ricognizione iniziale del perimetro d’azione e dei primi macro-bisogni.
Raccolta e consolidamento dei dati conoscitivi
Ai momenti in presenza si sono affiancati strumenti complementari di approfondimento, tra cui questionari strutturati e rilevazioni qualitative e quantitative, utilizzati per consolidare e ampliare quanto emerso dall’ascolto diretto, senza mai sostituirne il valore metodologico.
Analisi situata e lettura sistemica delle criticità
Il lavoro è proseguito attraverso sopralluoghi, osservazioni in contesto, ricognizione delle condizioni esistenti e analisi delle criticità fisiche, percettive, sensoriali, cognitive, informative e organizzative, lette non in modo isolato ma come parti interdipendenti di un unico ecosistema museale complesso.
Workshop di Co-Design e interpretazione dei bisogni
La fase partecipativa ha permesso di raccogliere esigenze, aspettative, aspirazioni e criticità da una pluralità molto ampia di interlocutori, trasformando il confronto in una vera infrastruttura conoscitiva. I bisogni emersi sono stati successivamente classificati, messi in relazione e gerarchizzati secondo criteri di rilevanza, trasferibilità e fattibilità.
Definizione dei requisiti e sviluppo di soluzioni meta-progettuali
I dati raccolti non sono rimasti allo stato descrittivo, ma sono stati tradotti in requisiti e in soluzioni meta-progettualicapaci di orientare in modo rigoroso gli sviluppi successivi. Questa fase ha avuto il compito di trasformare la complessità emersa in criteri di lavoro leggibili, condivisibili e attivabili.
Elaborazione di concept esemplificativi
Là dove necessario, il lavoro è stato accompagnato dalla proposta di concept per apparati allestitivi e sistemi di comunicazione, intesi come ipotesi descrittive e grafiche utili a rendere più concreta la trasferibilità delle indicazioni elaborate, senza scadere in un approccio prescrittivo o in soluzioni standardizzate.
Redazione delle Linee Guida di Progetto
Le Linee Guida sono state costruite come strumento critico-operativo, pensato per orientare decisioni future, porre domande corrette e rendere possibile una trasformazione progressiva, coerente e contestualmente fondata del sistema museale.
Elaborazione dei PEBA secondo le direttive ministeriali per i luoghi della cultura
All’interno del medesimo percorso sono stati sviluppati anche i Piani per l’Eliminazione delle Barriere Architettoniche, redatti secondo le linee guida ministeriali specifiche per musei, complessi museali, aree e parchi archeologici. In questo caso l’analisi è stata tradotta in priorità, azioni progressive, monitoraggio e strumenti attuativi, mantenendo coerenza con l’approccio Design for All e con una visione sistemica dell’esperienza culturale.
Restituzione in un corpus documentale articolato e operativo
L’esito del lavoro non consiste in un singolo documento conclusivo, ma in un insieme coordinato di elaborati: report di fase, materiali formativi, analisi, sintesi dei workshop, soluzioni meta-progettuali, concept, Linee Guida, PEBA e schede di criticità delle singole sedi. Nel suo insieme, il percorso è stato restituito attraverso oltre 15 elaborati principali e allegati tecnici, costruiti per trasformare una massa documentale molto ampia in uno strumento realmente utilizzabile e progressivamente attivabile.


Ciò che rende questo case history particolarmente rilevante non è soltanto la dimensione del sistema affrontato, ma la continuità metodologica con cui l’intero percorso è stato costruito. Il lavoro ha riguardato un insieme museale ampio, eterogeneo e stratificato, composto da sedi, collezioni, condizioni spaziali e modelli di fruizione profondamente differenti, affrontati però entro una medesima cornice di lettura e di azione. In questo senso, il caso dei Musei Civici di Bologna si distingue come uno dei contesti più estesi e strutturati in cui l’approccio Design for All sia stato assunto come criterio guida dell’intero percorso: dalla formazione iniziale all’ascolto, dall’analisi alla costruzione dei requisiti, fino all’elaborazione di linee guida, concept esemplificativi e strumenti attuativi.
La sua eccezionalità risiede nella capacità di tenere insieme ricerca applicata, partecipazione, interpretazione critica e restituzione operativa, senza cedere né alla semplificazione né alla produzione di soluzioni irrealistiche. Il risultato è un impianto di lavoro che non offre risposte standard, ma rende possibile una trasformazione progressiva, verificabile e contestualmente fondata. È in questa convergenza tra scala, complessità e coerenza metodologica che il caso di Bologna assume un valore paradigmatico: non come modello da replicare meccanicamente, ma come dimostrazione concreta di ciò che può accadere quando l’approccio Design for All viene applicato con rigore e visione.