Design della Cura: un dialogo tra progetto, complessità e responsabilità
Il 1° dicembre 2025, dalle 15.00 alle 17.00, l’ADI Design Museum (Piazza Compasso d’Oro 1, Milano) ospita Design della Cura, un incontro promosso dall’Accademia di Belle Arti di Bologna per presentare il nuovo Diploma Accademico di II livello in Design della Cura.
L’evento, descritto nei materiali ufficiali dell’Accademia e del Museo, esplora il rapporto tra design, complessità e responsabilità, collocando il tema della “cura” all’interno di una visione ampia che include prodotti, servizi, tecnologie e sistemi culturali.
Il programma prevede gli interventi di Luciano Galimberti (Presidente ADI), Carlo Branzaglia (Accademia di Belle Arti Bologna), Chiara Cibin, Aldo Bottoli, Yossef Schvetz e Francesco Rodighiero, Presidente di Design for All Italia, invitato a portare una riflessione specifica sul ruolo del processo nella gestione dei bisogni e delle necessità progettuali.
Il contributo di Design for All Italia non riguarda la presentazione di progetti o case study, ma la messa in luce dell’importanza di un metodo capace di trasformare l’ascolto in conoscenza e la complessità in direzione progettuale. Il Design for All, come ricordato nei materiali istituzionali, è un approccio che integra l’analisi dei bisogni, il coinvolgimento attivo degli stakeholder, la definizione dei requisiti e la costruzione di soluzioni meta-progettuali coerenti e verificabili.
Nel contesto del “care”, dove i bisogni sono eterogenei e spesso mutevoli, questo approccio diventa essenziale. La cura non è infatti un gesto isolato, ma una postura progettuale: significa riconoscere la variabilità delle persone, valutare i contesti d’uso e governare le contraddizioni tra differenti esigenze. Il processo Design for All supporta il progettista proprio in questa gestione, offrendo strumenti per costruire soluzioni flessibili e capaci di massimizzare l’autonomia possibile.
L’incontro del 1° dicembre rappresenta quindi un’occasione preziosa per discutere come il design possa contribuire alla costruzione di sistemi più inclusivi e consapevoli, e per sottolineare l’importanza di formare nuovi professionisti capaci di affrontare la cura come responsabilità progettuale condivisa.
